Traumatologia dello Sport: FASE ACUTA DELLE PATOLOGIE MUSCOLO-SCHELETRICHE: QUALE TRATTAMENTO?
Scritto da Compagnoni il 23 Mag 2012 - 11:03 1777

E’ ormai un luogo comune, che nella fase acuta delle lesioni o delle affezioni muscolo-scheletriche il primo intervento sia quello di non far nulla: ma è proprio così vero? Se seguiamo il modello R.I.C.E. (rest, ice, compression, elevation) e cioè riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione, abbiamo apparentemente una prima risposta al trauma, sicuramente corretta, ma generica. Infatti questo metodo non definisce tempi e durata del mantenimento di questa metodica.

Ritengo che un approccio professionale specifico della gestione di un trauma acuto debba passare inesorabilmente dall’assistenza del fisioterapista, in collaborazione con un’esatta diagnosi medico-ortopedica ed eventualmente strumentale. In presenza di un trauma acuto, quali sono i comportamenti e gli interventi che devono essere o non devono essere eseguiti? L’idea del riposo ad oltranza di una articolazione o di una struttura muscolo-tendinea che ha subito un trauma acuto, è facilmente contestabile dal fatto che prolungate immobilizzazioni possono creare inesorabilmente dei problemi maggiori rispetto al trauma stesso, e innescare meccanismi di compenso e problematiche in altre sedi (“Braccio al collo, gamba a letto”!). Ma allora quali sono le risposte che possiamo dare? La prima risposta fondamentale è una precisa conoscenza fisiologica e fisiopatologica da parte del fisioterapista che diventa fattore fondamentale per la gestione del trauma acuto. Se non si conosce perfettamente “cosa sta succedendo nella zona del trauma” e quali sono i meccanismi fisiologici che in quel momento stanno reagendo all’insulto traumatico, si potranno fare solo che danni. Penso a quelle lesioni muscolari che nell’arco di tempo successivo al trauma vengono manipolate facendo si che si crei un aumento della emorragia, o a quei blocchi lombari acuti trattati con la termoterapia. La scelta di metodiche e di terapie fisiche che oggi abbiamo ci consente di essere molto precisi per guidare al meglio l’evoluzione biologica naturale di ogni lesione. E’ possibile e utile applicare il Kinesiotaping nelle lesioni acute a seconda delle tecniche applicative, dove necessario, esaltando l’effetto linfatico rispetto a quello compressivo oppure di sostegno articolare. L’applicazione del ghiaccio, così comunemente usata, cioè di lasciarlo in sede per ore, genera un annullamento degli effetti richiesti dopo 20 minuti, pertanto sarà metodologicamente corretto alternare applicazioni di 20 minuti a 40 minuti di riposo. Le terapie manuali sia dirette che indirette avranno senso se utilizzate in tempi ben precisi, vorrei sottolineare il grande effetto e la grande possibilità terapeutica delle micro correnti (LUXXAMED) anche in fase acuta, supportate da numerosi studi, sulla riparazione delle ferite e l’associazione contestuale della luce blue a nano fotoni.

©2014 Compagnoni Paolo - Massofisioterapista - via E. Fermi, 28 - Gussago - (BS) • Cod. Fisc. CMPPLA64M06B157K - P.IVA 03265120174
É vietata qualsiasi riproduzione previa autorizzazione scritta, ogni violazione verrá perseguita legalmente secondo i termini prescritti dalla vigente legge italiana.
webdesign: WebService